Compagnia Mòra

coreografa Claudia Castellucci
danzatori Sissj Bassani, Silvia Ciancimino,
Guillermo De Cabanyes, René Ramos,
Francesca Siracusa, Pier Paolo Zimmermann

‘Mòra’ è il nome della più piccola pausa, secondo la nomenclatura di Agostino, utile a distinguere due suoni, e dunque principio del ritmo, che è stato il principale asse di interesse per Claudia Castellucci, sia nella produzione drammatica, in seno alla Societas Raffaello Sanzio, da lei co-fondata assieme a Romeo Castellucci, Chiara Guidi e Paolo Guidi, sia nelle Scuole di movimento ritmico da lei create.

Ed è proprio il contesto scolastico a determinare la nascita della Compagnia Mòra. Il termine “scuola” è antico e descrive un modo particolare di studiare e di vivere, scelto e avvertito come ‘proprio’ da chi decida di partecipare. Il suo significato va distinto da quello corrente, perché la sua origine e il suo scopo sono il piacere di una conoscenza del mondo e di un esercizio fisico, e non l’istruzione.

Dopo anni di scuola basata sul movimento ritmico e sulla riflessione teoretica Claudia Castellucci fonda nel 2009 Mòra, una compagnia di danza basata a Cesena, presso il Teatro Comandini, sede della Societas Raffaello Sanzio, in cui è integrata. La Compagnia Mòra realizza Homo Turbae, su musiche per organo di Olivier Messiaen e La seconda Neanderthal, su musiche di Scott Gibbons.

Questa esperienza però si conclude con una lunga parentesi di ritiro dalle scene che porta Claudia Castellucci a ‘ritornare’ a fare scuola, per approfondire una danza che consideri l’integrità del ritmo nelle sue componenti del battere e del levare, anche grazie all’impulso proveniente dalla concezione di ‘ritmo melodico’ di Olivier Messiaen. Ha così origine la Scuola Mòra, (2015-2019), e quindi, di nuovo, la sua ricostituzione in Compagnia, con cui realizza il ballo Verso la specie, danza che prende a modello la metrica della poesia greca arcaica e il movimento dei cavalli; la meta-danza All’inizio della città di Roma, sulle prime transazioni sociali di un’umanità alle prese con la vita di massa, e la danza Il trattamento delle onde, basata sul suono ‘spettrale’ delle campane. In ultimo, Fisica dell’aspra comunione, una danza costruita su Le Catalogue d’Oiseaux di Olivier Messiaen, che, in occasione della Biennale di Venezia 2020 vede l’esecuzione per pianoforte dal vivo ad opera di Matteo Ramon Arevalos.

Il carattere principale della Compagnia Mòra sta nel suo privilegiare la dimensione temporale della coreografia, che si riflette in una esatta sequela dello schema musicale. Tuttavia il rigore della corrispondenza tra atto e suono non si risolve in sincronia, ma così come succede alla musica, la danza plasma il tempo con il ritmo, specialmente studiandone il suo lato più in ombra: la pausa e i passaggi tra le figure. Questo interesse determina uno sbilanciamento dell’interpretazione verso un comportamento ginnico, che chiama in causa la necessità di prendere decisioni momento dopo momento, in modo vero e attuale, in una flagranza che rende fisicamente vere le azioni artificiali. La delicatezza del rapporto tra questa fisica verità e la memoria artistica di un’interpretazione, costituisce tutta la semplice natura della coreografia che Mòra insegue. Salvo eccezioni, la musica è sempre interna al processo della coreografia di Claudia Castellucci, perciò il legame reciproco tra musica e danza è talmente stretto da essere una fusione, e il compositore Stefano Bartolini segue la coreografia, passo dopo passo.

Dal 2015 Claudia Castellucci trasmette la sua coreografia anche attraverso le Esercitazioni Ritmiche che sono frammenti di scuola che propone in tutto il mondo.

Nel 2019 pubblica i “Bollettini della danza” editi da Sete Edizioni, che raccolgono alcune riflessioni sul movimento ritmico e sulla danza ‘trapassante’.


Breve storia delle scuole coreografiche di Claudia Castellucci

La scuola è un insieme di persone che si collega per studiare e provare insieme. E’ un rapporto che avviene nel tempo. Tempo e conoscenza sono plasmati da un ritmo impresso dalla scuola stessa. Il ritmo è una forma del tempo, perciò la scuola è un’opera dell’arte. Ci sono scuole che durano anni e altre un giorno: occorre che ognuna di loro sia un fatto compiuto. Fare la scuola è così tanto importante quanto gli argomenti che essa tratta. Questa è la ragione per la quale ogni scuola ha una propria fisionomia ed è diversa. La scuola non ha un metodo, è un metodo.

Per la Scuola teatrica della discesa (1989-1992) Claudia Castellucci ha inventato una ginnastica accompagnata al canto; ha introdotto lo studio e la pratica metrica e melodica, sfociati nel movimento ritmico, e ha studiato l’oratoria gestuale classica e il canto fermo gregoriano. 1992-99: Altri cicli triennali di scuola, improntati sulla coro-ginnastica e sulla filosofia.

2003-2009: Incomincia un’altra scuola più specificamente rivolta al movimento ritmico: la Stoa, scandita da incontri regolari lungo tutte le stagioni. La Stoa compone i Balli, danze improntate a un’interpretazione del movimento su una musica prodotta internamente alla scuola stessa, perché cresce incardinata al movimento.

2010-2012: Calla, un’altra scuola ritmica che ha prodotto due spettacoli basati su danza e dialoghi drammatici.

Tutte queste, sono state scuole pluriennali, a cadenza settimanale. Poi ha fatto l’esperimento di una scuola mensile, a cadenza quotidiana, a Bordeaux, intitolata Ecole du Rythme, nel settembre 2011, nell’ambito della Biennale di Arte Urbana.

2015-2019: ha creato la Scuola Mòra, dalla quale è sorta la Compagnia Mòra.

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