Corsi di aggiornamento per insegnanti

di ogni ordine e grado

di Chiara Guidi

foto Nicolò Gialain

“Nell’insegnamento è sempre in atto una trasformazione, e l’insegnante, pur ripetendo le stesse nozioni, tuttavia deve ritrovarle ogni volta. Così è per l’artista”. C.G.

 

2020_Il lato segreto delle azioni. Fare le cose con le parole

 

2019_La forza formatrice e l’arte della didattica
Nell’insegnamento è sempre in atto una trasformazione, e l’insegnante, pur ripetendo le stesse nozioni, tuttavia deve ritrovarle ogni volta. Così è per l’artista. Il Corso richiede la scrittura di un progetto intorno a un tema e, esaminando alcuni tratti della ricerca artistica attraverso i secoli, cerca di dare a esso più forme, perché la stessa cosa possa essere detta in molteplici modi.
2018_Interrogare e lèggere. La domanda e la lettura come forme irrisolvibili di conoscenza
Come porre una domanda? Ma anche: come insegnare a porre domande? Come vedere, nell’interrogazione, non la finalità di una verifica del sapere, ma la profonda problematicità da cui scaturisce il domandare (poiché non vi è risposta che possa estinguere il desiderio di ricercare e di conoscere)? La libertà di porre domande implica la volontà e il coraggio di imparare per gradi, contrastando ogni tentativo di essere inghiottiti da un sistema che rende inutile la riflessione.
2017_Totem
Qualche anno fa incontrai un aborigeno nella foresta australiana. Si chiama Gavi e con lui ho camminato a lungo per vedere una pietra sulla quale sono incisi i disegni della cosmogonia di quella regione, il cui segno di appartenenza totemica è la balena. Su quella pietra di settemila anni fa i disegni guidano il cammino d’iniziazione dei bambini. È una conoscenza graduale, perché intima e legata all’esperienza della vita, e si nasconde a chi non è pronto a riceverla. Ma tutti, prima o poi, possono leggere nei disegni – che appaiono se vengono bagnati – la storia delle loro origini e il senso più profondo della loro esistenza. Vi sono raffigurate le stelle, la luna, il sole, il mare, le piante, i pesci e la balena che, in quanto totem, non va mai mangiata, né uccisa perché chiunque infrange il proprio totem commette una colpa che ricade su tutta la comunità e distrugge l’atto di creazione originario.
2016_Sssssst… silenzio!
Quante volte ai bambini diciamo “Ssst!” per chiedere quel silenzio che diventa lo spazio del nostro parlare… “State zitti, ascoltate!”. E se il silenzio chiedesse uno spazio per sé? Se ci chiedesse il coraggio di tacere? In teatro il silenzio va creato, perché vi è qualcosa che è detto anche se non lo si dice. Il silenzio in teatro diventa inoltre la pausa oppure il momento del respiro o, ancora, il ritmo dell’attesa. Cercheremo il silenzio nella storia dell’arte, nella musica, nell’architettura e, attraverso la voce, lo faremo vedere a un pubblico di bambini. Metteremo in scena un piccolo testo per trovare, attraverso la parola, quella forza che lo spazio tra le parole apre. Dilateremo il ritmo. Sarà emozionante attendere finché lì, nel silenzio, una porta si aprirà, lentamente.
2015_Sono qui dietro di te. Come mettere in scena un’idea senza spiegarla
Il Corso pensa l’arte come ciò che spinge lo sguardo a compiere una rivoluzione e fare esperienza. Ma questo è possibile solo se essa non mostra tutto, non spiega tutto, non racconta tutto e lascia intravedere la molteplicità organica della propria essenza. Come proporre ai bambini un’idea, in modo che l’idea stessa possa generare nella cultura infantile altre idee e altri concetti? Sono previsti momenti teorici, insieme a pratiche di ascolto e di racconto.
2014_Il potere anacronistico dell’anima
Un lavoro con gli insegnanti per entrare nel processo della creazione artistica. Esercizi, visioni, ascolti guidati e letture per riconoscere i poteri del linguaggio dell’arte, la sua molteplicità, il suo aprirsi ai sensi. Il potere anacronistico dell’anima entra in un luogo tanto profondamente intimo quanto costantemente in ascolto, l’anima, appunto, che ci ancora al sé e ci relaziona al mondo. Sul filo dell’anima Chiara Guidi si rivolge al mondo della scuola guardando  al passato, ai maestri pitagorici, che facevano lezione dietro una tenda nascondendo il proprio corpo per trovarne un altro, ‘immaginato’ da chi ascoltava proprio grazie alle risonanze dell’anima.
2013_Il potere analfabetico della fantasia
I bambini, quando ancora non sanno leggere, guardano i libri e, per sapere quale storia è racchiusa tra le pagine, cercano le figure. Lì, di fronte a esse, il più delle volte riescono a comprendere la storia, al punto che quando imparano a leggere, la sua rilettura non fornisce altri vantaggi. Nello sguardo dei bambini che desiderano conoscere, c’è un modo di guardare le cose che indica un altro andamento del pensiero, che investe la verità immediata dell’essere prima del sapere. Attraverso le figure, che non parlano, i bambini entrano in un luogo dove non è necessario capire tutto, perché tutto è messo in gioco e aperte sono le possibilità. Nello spazio dell’immagine i bambini scoprono una storia, non con gli elementi di una trama già data, ma con la proporzione delle forme, dei colori, degli sguardi, delle ombre, che la fantasia raccoglie per poi affidarla alla voce del racconto. E mi domando: quando i bambini impareranno a leggere, dove finirà il potere analfabetico della fantasia?
2012_Il potere analogico della bellezza
A volte tra la domanda e la risposta vi è uno spazio così contratto che il pensiero deve diventare veloce come un cavallo al galoppo. Il ragionamento da ponderato si fa istantaneo e, come diceva Galileo, il discorrere diventa una corsa. La corsa veloce del cavallo, appunto, dove nella rapidità, nell’agilità del ragionamento, nell’economia degli argomenti, nella fantasia, c’è qualcosa di speciale: la sveltezza che scardina ogni schema di riferimento abituale e tradizionale, e crea nuovi spazi di pensiero. Come dunque trovare in noi questa capacità di creare risposte veloci come se fossero guidate da un’apparente lentezza? Come intuire in poco tempo una nuova proporzione, “analoghìa”, che mentre nasce spontanea costruisce il pensiero e permette di scoprire suoni, voci e visioni interiori? Sappiamo ancora immaginare e superare la semplice descrizione di ciò che gli occhi vedono? Di ciò che sentiamo? Con queste domande il Corso interroga l’immaginazione attraverso esercizi e questioni pratiche che il teatro e la musica ispirano. Per esempio: quale storia è nascosta in un suono o in un rumore? Oppure, al contrario, come nascondere una storia in un suono o in un rumore? Quale sinfonia si ode nell’orchestrazione di più voci? Oppure, al contrario, come le singole voci possono diventare famiglie strumentali che la composizione fa diventare musica? Quale senso racchiude un ritmo? Oppure, al contrario, come può un senso essere racchiuso in un ritmo? Il potere analogico della bellezza parte da qui, dalla necessità quotidiana, soprattutto nella scuola, di dover dare in fretta, anche nelle piccole questioni, una risposta capace di creare quella proporzione che sempre l’urgenza della bellezza porta con sé.

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