Biografia


Claudia Castellucci

Drammaturga, coreografa e didatta, Claudia Castellucci nasce a Cesena nel 1958. Durante gli anni della sua formazione scolastica a indirizzo artistico (Liceo Artistico, Sezione Architettonica e Accademia di Belle Arti a Bologna Sezione di Pittura), fonda con il fratello Romeo, Chiara Guidi e Paolo Guidi la Societas Raffaello Sanzio, una compagnia di teatro attiva dal 1981 al 2006, anno in cui si trasforma in Societas, dando luogo a sviluppi distinti per ognuno degli artisti fondatori. Da allora ha continuato a produrre arte, tra cui la mostra I passanti, un’esposizione di ritagli di giornale con l’applicazione di giudizi morali e La Celebrazione dei gesti istoriali, un’azione imitativa su una sequenza di propri disegni. Dopo aver scritto i dialoghi Santa Sofia-Teatro Khmer, manifesto di un teatro iconoclasta messo in scena dalla Socìetas nel 1986, Claudia Castellucci incomincia una propria ricerca metrica e melodica che trasmette e approfondisce nella Scuola teatrica della discesa, un insieme di giovani che si incontra regolarmente per cinque anni unendo alla ginnastica una pratica filosofica (1989-1993). Negli anni successivi lo studio si allarga al movimento ritmico. Sue sono le principali sequenze motorie in Giulio Cesare, 1997, di cui cura pure la oratoria gestuale classica, così come in Genesi. From the museum of sleep, 1999. Dal 1993 al 1999 riprende altri cicli triennali di libera scuola, sempre improntati sulla ginnastica e sulla filosofia e poi, nel 2003, incomincia un’altra scuola più specificamente rivolta al movimento ritmico: la Stoa, con sede a Cesena, presso il Teatro Comandini, sede della Compagnia. Anche la Stoa è scandita da incontri regolari lungo tutte le stagioni e dura cinque anni, nei quali si realizzano i Balli, danze improntate a un’interpretazione del movimento che considerano il tempo come dimensione principale. E’ allora che Claudia Castellucci intraprende studi particolari sul movimento ritmico circolare, in rapporto alla musica, avvicinandosi alle esperienze folkloriche più arcaiche. Un viaggio di studio al Tànchàztalalkozo di Budapest nel 2004 le fa scoprire i campi di ballo nella regione moldava della Romania, che frequenta in estate per due anni. E’ a partire dallo stesso interesse per il ritmo che incomincia lo studio del canto gregoriano con il prof. Nino Albarosa, già ordinario di paleografia e semiologia gregoriana all’Università degli Studi di Udine. L’estetica gregoriana segue un principio non mensurale del ritmo, indifferente alla quantità, che Claudia Castellucci esperimenta nei Balli. Nel 2009 Claudia Castellucci fonda Mòra (il cui nome sta a indicare la pausa più piccola, utile a distinguere due suoni), una compagnia di ballo che realizza Homo Turbae su musiche per organo di Olivier Messiaen. Questa esperienza apre a una lunga parentesi di ritiro dalle scene e di approfondimento di una danza che consideri l’integrità del ritmo nelle sue componenti del battere e del levare, grazie all’impulso proveniente dalla concezione di ‘ritmo melodico’ di Olivier Messiaen. Ha così origine la Scuola Mòra, (2015-2019), per giungere nuovamente a costituirsi in Compagnia, nel 2019, con cui realizza il ballo Verso la specie, danza che prende a modello la metrica della poesia greca arcaica, la meta-danza All’inizio della città di Roma, sulle prime transazioni sociali di un’umanità alle prese con la vita di massa, e la danza Il trattamento delle onde, basata sul suono delle campane. Nel 2011 conduce l’École du rythme nella città di Bordeaux, in occasione della Biennale di Arte Urbana. Nel 2012 comincia a comporre Il Regno profondo, un dramma diviso in tre parti: il monologo La vita delle vite, la ballata Dialogo degli schiavi, con gli arrangiamenti musicali di Scott Gibbons (2013) e il dialogo Perché sei qui? (2017). Nel 2014 fonda la Scuola Cònia, un corso estivo di Tecnica della Rappresentazione che si sviluppa in tre anni, rivolta a Studenti che vogliono realizzare le loro idee in un contesto critico, alimentato da diversi Docenti esterni, specialisti di discipline estetiche. Dal 2015 prosegue la sua idea di una scuola concepita come opera d’arte, attraverso “Esercitazioni Ritmiche” e “Frammenti Scolastici” che hanno luogo in Italia e all’Estero. Scrive i dialoghi di alcune opere di Romeo Castellucci (Metope del Partenone, Go down Moses, Democracy in America, The Minister’s Black Veil e La vita nuova). Scrive diversi testi di drammaturgia, di arte scolastica e di coreografia. Tra questi: Uovo di bocca (Bollati Boringhieri 2000), Setta Scuola di tecnica drammatica (Quodlibet 2015), e Bollettini della Danza (Edizioni Sete 2019).

 

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