Fisica dell’aspra comunione

sopra Le Catalogue d’ Oiseaux di Olivier Messiaen
della Scuola di movimento ritmico Mòra, basata a Cesena

direzione di Claudia Castellucci
insegnante Alessandro Bedosti

con Sissj Bassani, Alessandro Bedosti,
Silvia Ciancimino, Tommaso Granelli,
Micaela Ponti Guttieres, René Ramos,
Federica Scaringello

Il ballo percorre uno schema di movimenti dedotti da Le Catalogue d’Oiseaux che Olivier Messiaen compose per il pianoforte tra il 1956 e il 1958.

Abbiamo appreso, con Messiaen, le emissioni vocali degli uccelli come sigle ritmiche, che contemplano tempi disordinati rispetto a quelli della musica canonica. Sono presenti serie ritmiche e tonali che si ripetono automaticamente. Ciò che intendiamo imparare dagli uccelli è il senso di permanenza nell’ ‘ora’, in un canto che non prospetta spiegazioni ulteriori. Una grande povertà di immaginazione, si può dire, ma, per contro, una ricca consistenza di accadimenti sempre attuali; nessuna proiezione mirante a traguardi futuri, ma consumazione piena dell’ ‘ora’. Si ha l’impressione netta che ogni parte del canto degli uccelli abbia un valore identico, in termini di importanza, da cui deriva un senso di continuità assoluta, che nessun intervallo, né pausa, possono interrompere.

I danzatori di Fisica dell’aspra comunione prendono ora a modello questa continuità, perciò devono evitare la più piccola rottura dell’attenzione, così come la tracotanza di una conoscenza eccessiva dello schema del ballo. Non possono prendersi pause tecniche, simili alle prese di fiato dei cantanti. Essi devono consumare il ballo. Questo è il modo: un unico moto, come un unico respiro, e senza anticipazioni, sebbene si abbia già in mente lo schema di tutto il percorso. ‘Consumare’ ha due significati, ma quello che ci interessa deriva da ‘con-summare’, che spiega la pienezza data dalla somma di elementi. La consumazione della danza è quella dell’assunzione dello schema, del metabolismo di ogni passaggio e della trasformazione che ne segue, non dell’usura. E’ più corretto dire che il ballo ‘si consuma’, piuttosto che dire che è eseguito, perché nel ballo il tempo della volontà diventa tutt’uno con quello della realtà, e la volontà quando prende decisioni le consuma all’istante. L’intenzione è poi quella di rimanere molto più a lungo di un istante in ogni istante.

Prendendo l’apnea come similitudine, si può dire che questa sospenda il bisogno severo di respirare, a beneficio di una riserva di ossigeno. Il respiro è un atto suddiviso nei due movimenti dell’incamerare e dell’espellere, ma lo sforzo qui è produrre un solo atto che compensi entrambi. Allo stesso modo funziona il ballo, dove il ritmo binario del battere e del levare sta sempre lì a ricordarci che siamo sempre in debito di tempo, e che perciò non possiamo fermarci. Eppure noi vogliamo fermarci, senza cessare di andare avanti, integrando la pausa al movimento e l’intelligenza all’avventura. Ma dove vogliamo arrivare, così? Il fatto è che stiamo sempre arrivando, perché il compimento si trova durante la consumazione del ballo.

Cogliendo ora, come Messiaen, la vita segreta e accorta degli uccelli, tra ramo e ramo, osserviamo anche che il volo di questi esseri alati è un moto che va soltanto “in avanti”, indicando così uno svolgimento irreversibile dell’andamento. Questo portarsi sempre in avanti del volo indica al nostro ballo la continuità della linea motoria, la piena consumazione di quello che stiamo facendo e la franchezza dell’essere di fronte al prossimo.

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