L’Infinito Carnale

Dialogo tra Antonio d’Egitto e Ilarione di Gaza
Interpreti: Sissj Bassani
Pier Paolo Zimmermann
Dialogo, Coreografia e Scene: Claudia Castellucci
Composizione sonora e musicale: Stefano Bartolini
Recitazione del Dialogo: Adele Masciello (ita) | Simon Vincenzi (eng)
Pier Paolo Zimmermann (ita/eng)
Autore delle Luci: Gianni Staropoli
Abiti dell’Epilogo: Haimana, Moldova
Produzione: Teatro Metastasio di Prato; Societas, Cesena
immagine: Pier Paolo Zimmermann
foto: Luca Del Pia
Luca Ghedini, courtesy Xing
Antonio d’Egitto (251-356), un eremita ritirato nel deserto della Tebaide, è raggiunto dal giovane Ilarione di Gaza (291-371), il quale gli pone diverse domande che lo affliggono, ma le risposte del suo maestro anziché orientarlo lo sconcertano. L’ambiente del deserto non offre appigli, così le uniche cose che nella solitudine più totale si possono trovare sono i prodotti della propria mente. Ma la mente non è un luogo esclusivamente proprio, abitato com’è di immagini di ogni specie provenienti dal passato o da fantasie generate dall’esterno. Il deserto rivela la veduta anticipata delle cose all’ultimo stadio, ormai rilassato: una polvere sterminata. Non c’è niente da vedere e niente si muove: tutto è Passato. Non resta che sperare di trovare soltanto in se stessi una novità. L’istinto a creare qualcosa che non c’è, rivela il bisogno di rappresentare il mondo, e non soltanto di utilizzarlo.
La Compagnia Mòra (nome che designa la pausa minima, tale da poter distinguere due suoni) riprende l’antichissima forma espressiva della pantomima per essere giudicata dalla povertà estrema di varianti temporali, panoramiche e materiche. In questo senso, L’Infinito Carnale è in continuità con Sahara, una danza che si richiama esplicitamente al deserto, e con Murillo, Lezioni di Elemosina, una scultura vivente che fa memoria degli atti legati alla povertà.