Edipo re di Sofocle
Esercizio di memoria per quattro voci femminili


da un’idea di Chiara Guidi in dialogo con Vito Matera
suoni originali Scott Gibbons
scene luci e costumi Vito Matera

con Angela Burico, Chiara Guidi, Anna Laura Penna, Chiara Savoia
le quattro attrici in scena sono affiancate da un "coro” poetico di cittadini
produzione Societas

foto di Eva Castellucci

Nella tragedia sofoclea nulla di quanto viene detto è visto, e la peripezia si affida alla parola e al suono della voce. Lo chiede Edipo: “Voglio indagare su ogni parola”, per cui l’atto e il modo o la facoltà̀ di parlare, la locutio, diventano immagine verbale e musicale, un corpo sottile, fatto di aria che conduce l’eroe all’agnizione.
Solo con la voce – la lettura di lettere, sillabe, vocali, consonanti che, come nei miti cosmogonici, nella loro unità minima e sonora portano il mistero della rappresentazione del mondo – Edipo scopre la verità̀ del proprio destino: l’essere figlio immaginario di suo padre.
Lo scopre con una voce che viene dalle viscere, da un interno che non può in nessun modo coincidere con quanto l’occhio può vedere e capire.
La bocca si apre. La voce esce e, con il suo suono, riconduce l’enigma a se stesso complicandolo.

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