Edipo Re di Sofocle.

Esercizio di memoria per 4 voci femminili

da un’idea di Chiara Guidi in dialogo con Vito Matera

con Angela Burico, Chiara Guidi,
Anna Laura Penna, Chiara Savoia

suoni originali di Scott Gibbons
scene luci e costumi di Vito Matera
fonica Andrea Scardovi
tecnica Francesca Di Serio, Gionni Gardini,
Daniele Magnani, Eugenio Resta

responsabile di produzione Benedetta Briglia
organizzazione Elena de Pascale, Stefania Lora
amministrazione Simona Barducci, Elisa Bruno, Michela Medri
consulenza amministrativa Massimiliano Coli
produzione Societas

foto Eva Castellucci

Nella tragedia sofoclea nulla di quanto viene detto è visto, e la peripezia si affida alla parola e al suono della voce. Lo chiede Edipo: “Voglio indagare su ogni parola”, per cui l’atto e il modo o la facoltà di parlare, la locutio, diventano immagine verbale e musicale, un corpo sottile, fatto di aria che conduce l’eroe all’agnizione.
Solo con la voce – la lettura di lettere, sillabe, vocali, consonanti che, come nei miti cosmogonici, nella loro unità minima e sonora portano il mistero della rappresentazione del mondo – Edipo scopre la verità del proprio destino: l’essere figlio immaginario di suo padre.
Lo scopre con una voce che viene dalle viscere, da un interno che non può in nessun modo coincidere con quanto l’occhio può vedere e capire.
La bocca si apre. La voce esce e, con il suo suono, riconduce l’enigma a se stesso complicandolo.

 

Estratto video

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