To Carthage then I came

Di Romeo Castellucci e Scott Gibbons
Cura del movimento - Gloria Dorliguzzo
Architettura del suono – Claudio Tortorici

Una produzione Societas e Kunstenfestivaldesarts

Direzione tecnica – Eugenio Resta
Produzione e tour - Caterina Soranzo
Direzione della produzione - Benedetta Briglia
Organizzazione - Giulia Colla
Equipe tecnica in sede – Carmen Castellucci, Francesca Di Serio, Gionni Gardini, Dario Neri
Amministrazione - Michela Medri, Elisa Bruno, Simona Barducci
Economia - Massimiliano Coli

To Carthage then I came si configura come seconda fase del progetto Senza Titolo, una produzione di Triennale Milano e Societas commissionata in occasione del centenario di Triennale Milano (2023)

Sotto la volta di un tetto sei lunghi tubi d’oro sono sospesi ad altezza d’uomo.

I tubi hanno lunghezze diverse, come antiche unità di misura.

Mene Tekel Peres

Il loro diametro è quello delle dimensioni di un pugno

Nessuna luce, solo quella intrinseca dell’oro.

I tubi sono colpiti dai capelli lunghi di alcune persone che, senza neppure farsi notare, entrano nello spazio, una dopo l’altra.

Il movimento dei loro corpi è ondulatorio, ostinato.

Il ritmo e la violenza dei colpi sui tubi genera la musica delle sfere.

Succede che i capelli, come serpenti, si arrotolino intorno al tubo impendendo alla persona di liberarsi.

Il volume aumenta logaritmicamente.

Il suono nasce dalla fatica delle persone perché è un gesto, non una espressione artistica.

Il suono è quello di un allarme che annuncia  l’incendio.

Carthago

Archivio

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