Enrico Battarra

Nell’allontanarsi egli si voltò di colpo, tornò vicinissimo a Oberlin e disse precipitoso: <<Vede, signor parroco, se soltanto potessi non udir più questo, starei meglio>>. <<Ma cosa, caro amico?>>. <<Dunque lei non sente nulla, non sente la voce terribile che grida per tutto l’orizzonte e che di solito chiamano silenzio?…>>

Lenz ,Georg Büchner

 

Tardo pomeriggio. Sila, montagne calabresi. Cammino all’interno di una vecchia villa disabitata con muri abbattuti e imbrattati e alberi caduti a terra. Arrivo davanti a una piscina vuota piena soltanto di aghi di pino mentre il sole stanco si adagia sempre di più verso l’orizzonte cercando di nascondersi dietro agli alberi. Il mio istinto è quello di documentare quella visione. Solo più tardi, quando rivedo il video, inaspettatamente sento che un canto liturgico che proveniva da una piccola cappella vicina emerge leggero dal sottofondo: rende il paesaggio ancora più spettrale. Quella natura, che riprende i propri spazi, ricoprendo come una grande nevicata quelle costruzioni; quei raggi di luce, che cercano di raggiungere gli angoli più profondi e così bui; quell’abbandono unito al ricordo di quando quel luogo brulicava di gente, mi ha dato il grande senso di vuoto e solitudine che proviamo dopo una grande festa.

 

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