Parsifal. Dramma sacro in tre atti

direttore Roberto Abbado
regia, scene, costumi e luci Romeo Castellucci
maestro del Coro Andrea Faidutti
coreografia Cindy Van Acker
regista collaboratore Silvia Costa
drammaturgia Piersandra di Matteo
assistente alle luci Daniele Naldi
video 3D Apparati Effimeri
maestro del Coro di Voci Bianche Alhambra Superchi
orchestra, coro, tecnici del Teatro Comunale di Bologna
coro di Voci Bianche del Teatro Comunale
allestimento Théâtre de la Monnaie / Bruxelles

foto Guido Mencari

 

Neutralizzando la simbologia tradizionale e sottraendo le immagini alle certezze didascaliche, nel Parsifal Romeo Castellucci compie un affondo verticale alla ricerca della matrice mitica e delle forme di conflitto che la sottendono. Lo spettatore di questa sua prima regia lirica è invitato a inoltrarsi in un terreno sconosciuto, privato di segni riconoscibili, in modo che la natura prismatica dell’opera gli si riveli attraverso la sua stessa immaginazione. Qui, in un liquido confondersi delle forme, il bosco trasmuta nell’uomo e poi lo riassorbe, il regno della magia nera si snoda in una rarefazione albina, e il deserto si manifesta nell’esodo di una folla anonima in cammino perpetuo. Castellucci adombra il perdersi dell’essere umano nella sua stessa umanità, cogliendo il tema della purezza in relazione alla questione della società, di fronte alla quale il disarmato transito di Parsifal si sprigiona come preghiera contemporanea. Ecco allora l’irrappresentabilità del Graal, il suo affermarsi come oggetto da sempre perduto, come vuoto fondante che appartiene alla sfera intima dello spettatore.

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